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“La forma ideale delle gambe nel balletto classico presenta vantaggi per ragioni puramente fisiche”

Jasmin Künnecke ha partecipato al concorso nazionale nel 2016 con una ricerca in cui ha indagato i motivi grazie ai quali a una ballerina riesce a sembrare immune dalla forza di gravità. Nella seguente intervista racconta i motivi che l’hanno spinta a scegliere questo tema, cosa è riuscita a spiegare con le sue ricerche e le conseguenze delle sue scoperte.

 

Intervista con Jasmin Künnecke

 

SeG: Quale è il titolo del tuo lavoro di ricerca?

Jasmin Künnecke: “La forma ideale delle gambe delle ballerine nel balletto classico: una questione puramente estetica o di origine funzionale?

SeG: Perché hai deciso di affrontare questo argomento?

Jasmin Künnecke: Pratico il balletto da anni come hobby e mi sono presto resa conto che si tratta di un punto di contatto tra una forma d’arte e uno sport impegnativo. Malgrado lo sforzo fisico, una brava ballerina riesce ad apparire priva di peso, come se per lei le leggi della fisica non valessero. Mi incuriosiva indagare il motivo per cui una ballerina riesce a realizzare questa illusione e confrontarlo con risultati di carattere fisico e medico.

SeG: Di cosa si occupa il tuo lavoro di ricerca?

Jasmin Künnecke: Ho cercato di scoprire se l’ideale della gamba da ballerina, con il dorso del piede rialzato e il ginocchio recurvato, ha solo una giustificazione estetica o presenta anche dei vantaggi dal punto di vista della fisica. Per questo ho sviluppato un modello matematico per studiare l’effetto della forma della gamba sulle forze che agiscono durante un movimento rotatorio della ballerina. Infine ho confrontato i risultati fisici con le conoscenze attuali della medicina della danza.

SeG: Cosa hai scoperto con la tua ricerca?

Jasmin Künnecke: La forma ideale della gamba nel balletto classico ha effettivamente dei vantaggi di carattere puramente fisico, in quanto le forze di torsione sulle articolazioni risultano ridotte al minimo. L’ideale si pone però in conflitto con l’anatomia naturale e con la funzione della gamba, portando a numerose situazioni di sovraccarico della gamba e del piede.

SeG: Quali conseguenze potrà avere il tuo lavoro di ricerca?

Jasmin Künnecke: Dal mio lavoro potranno trarre vantaggi sia ballerine con gambe dalla forma ideale sia le altre. Potranno infatti capire meglio e più approfonditamente gli effetti della loro anatomia specifica sui rischi in ambito della medicina della danza. Per gli specialisti ne potranno scaturire soluzioni nuove nell’ambito della diagnostica e della prevenzione. Il grande pubblico potrà rendersi conto delle prestazioni straordinarie fornite da una ballerina.

SeG: Con quali sentimenti stai per affrontare il concorso nazionale?

Jasmin Künnecke: Sono felice di poter presentare la mia ricerca al grande pubblico e di avere l’occasione di stringere nuovi contatti. Penso che in questo senso il concorso nazionale rappresenta un’occasione davvero unica. Non vedo l’ora di scoprire cosa mi aspetta!

 

 


“Un po’ di buon umore è fondamentale nella scienz, come nella vita in generale”

Dieci anni or sono abbiamo voluto indagare dove si trovassero gli ex partecipanti al nostro concorso nazionale. Per ogni edizione del concorso abbiamo raccolto racconti di successi da presentare al pubblico. Uno di questi è quello di Reto Baumberger e Markus Seeger, che hanno partecipato all’edizione 1996 del concorso nazionale.

 

Di che cosa vi siete occupati?

Alito. Noia. Contegno. Ci sono molti motivi per cui si può ricorrere alla gomma da masticare. Nonostante ciò non esistono praticamente fonti bibliografiche scientifiche su significato sociale di questa massa gommosa masticabile. Questo fatto ci ha spinti ad approfondire il significato della gomma da masticare nella nostra società. Abbiamo sviluppato un apposito questionario da far compilare al maggior numero possibile di persone. Per fare ciò abbiamo trascorso un’intera giornata in treno: da Appenzello a Losanna e ritorno. Lungo il percorso abbiamo interrogato i passeggeri  alla fine ci siamo trovati con più di mille questionari compilati da valutare. Abbiamo così potuto scoprire quante persone dopo il consumo ingoia la gomma da masticare e quante invece la sputano. Ogni anno finiscono sulle nostre strade più di 200 tonnellate di gomma da masticare: è un problema di politica dei rifiuti. La gomma ha però anche lati positivi: ad esempio ha un effetto anti carie. I dentisti lo confermano: dopo aver mangiato è addirittura meglio masticare una gomma zuccherata piuttosto che nessuna.

 

Cosa avete fatto dopo?

Reto Baumberger ha studiato sistemi di comunicazione al politecnico federale di Losanna (EPFL). Nel 2005 è impiegato presso Swisscom Innovations come consulente ed esperto in tecnologie multimediali. Markus Seeger ha studiato biotecnologie al politecnico federale di Zurigo (ETHZ) e ha cosneguito un dottorato all’istituto di fisiologia dell’Università di Zurigo.

 

 >> altri racconti di successi

 

 


Racconto di un’esperienza

Settimane di studio di Ariane Dorffer

 

“Un mondo della scoperta, della scienza e della collegialità”

Ariane Dorffer ha partecipato nel 2016 alla settimana di studio in biologia comportamentale presso lo Zoo di Zurigo. Di seguito il suo racconto di questa esperienza.

“Quando un sabato sera ho ricevuto la notizia che di essere stata scelta tra coloro che avrebbero potuto partecipare alla settimana di studio «Biologia comportamentale allo Zoo di Zurigo» non stavo più nella pelle dalla gioia. Da quel momento non vedevo l’ora che la settimana cominciasse. Finalmente il momento tanto atteso è arrivato: in una domenica di sole sono giunta all’ingresso dello Zoo con la mia borsa da viaggio. Non ero sola. Molti altri erano già lì. Nessuno di noi aveva mai incontrato gli altri.

L’atmosfera era piuttosto trattenuta ma amichevole. Alcuni sembravano un po’ disorientati, quasi persi in mezzo a tutti quei visi sconosciuti, altri si trovarono subito a proprio agio nel gruppo. Presto cominciarono a delinearsi le prime amicizie. Quando finalmente apparirono i nostri accompagnatori, il ghiaccio era ormi rotto. Il gruppo si fece più rumoroso e gli animi più agitati. Eravamo tutti desiderosi di metterci al lavoro e di approfittare il più possibile di ogni esperienza. Tutti sembravano ben coscienti della straordinarietà dell’occasione che ci veniva offerta.

Abbiamo potuto apprendere molto dai biologi, dagli zoologi, dai veterinari e dai curatori con cui abbiamo lavorato. Siamo stati seguiti con competenza durante il nostro lavoro di ricerca. Per molti di noi era la prima esperienza nell’ambito della biologia comportamentale. Anche per me. E poi c’era la vita che pulsava ovunque. Le molte emozioni erano quasi soffocanti. L’atmosfera entusiasta era trascinante. Siamo stati condotti attraverso tutto lo zoo, abbiamo ricevuto un sacco di informazioni sui singoli animali, su questi abitanti di paesi esotici e di territori non colonizzati dall’uomo, su questi ambasciatori della natura e della protezione dell’ambiente.

Poi è giunto il momento di scegliere. Si trattava di decidere quale animale desideravamo osservare. Tra tutti gli animali che avrei potuto scegliere, alla fine ho optato per il camaleonte, che nello Zoo di Zurigo abita nel padiglione Masoala. Nel corso delle diverse giornate abbiamo potuto scoprire molti animali esotici, come i lemuri vari rossi e le volpi volanti. Ho trascorso talmente tanto tempo nella serra gigantesca che alla fine mi sembra di conoscerla in ogni suo dettaglio. Per tutto il giorno raccoglievamo dati sui nostri oggetti di studio in un ambiente davvero particolare.  Il programma della giornata, poi, si completava con escursioni, visite guidate e piacevoli serate in compagnia.

In breve: si è trattato di una serie di momenti speciali a catena, uno dopo l’altro a raffica, tanto che mi risulta impossibile dire quale sia stato il migliore. Sin dal secondo giorno mi sentivo già parte integrante di questo mondo, un modo di scoperte, di scienza e di collegialità. Indipendentemente da cosa facessimo, c’era sempre qualcuno disposto ad aiutarci: i nostri tutori, le persone che si occupano degli animali e i curatori. Non siamo mai stati lasciati soli e tuttavia la nostra autonomia è stata grande, quanto a scuola non succede.

Tutto questo ha fatto sì che il tempo volasse. Qui potevamo essere tutti semplicemente noi stessi. Noi, tutti profondamente affascinati dagli animali che andavamo scoprendo. E così il renderci conto  del tempo che passava ci risultò ad un certo punto tanto più doloroso. Prima che me ne rendessi conto, era ormai giunto il giorno in cui avremmo dovuto presentare i risultati delle nostre ricerche. L’ultimo giorno. La mattina trascorse come un lampo: le prove e gli ultimi ritocchi alle presentazioni. Dopo il pranzo, la tensione ha raggiunto livelli difficilmente sopportabili. Sarebbero arrivati più di 50 ospiti: parenti e conoscenti, amici e famigliari. Ma anche altri visitatori: professori e il direttore di Scienza e gioventù. I nostri tutori con il loro buon umore e la loro capacità di condividere i nostri sentimenti sono riusciti a toglierci la paura.

Anche se alla fine la gioia di aver superato questa prova era molto grande, a tutti noi era chiaro che era giunto il momento di congedarci. Ci siamo scambiati auguri e promesse di non perderci di vista. Dopo uno splendido rinfresco, la nostra esperienza allo Zoo di Zurigo era ormai giunta definitivamente al capolinea. Lasciandomi alle spalle lo zoo, ho promesso a questo luogo pieno di  vita che non avrei mai dimenticato questa settimana con tutte le sue preziose scoperte.

 

Le settimane di studio di Scienza e gioventù offrono l’occasione di scoprire da vicino per un’intera settimana il mondo della ricerca presso un’università, un istituto di studi superiori o una rinomata impresa.

Ti interessa la scienza? Ti piacerebbe, come Ariane Dorffer, scoprire un nuovo mondo e stringere nuove conoscenze? Allora iscriviti a una delle nostre settimane di studio.

Desideri saperne di più sui risultati delle osservazioni di Ariane Dorffer? Leggi il suo resoconto finale.